Comunicato del comitato di redazione del Corriere della Sera
Il Comitato di redazione del Corriere della Sera, interpretando le preoccupazioni e l’allarme di tutti i colleghi, manifesta la più profonda inquietudine per l’intervento che il Gico della Guardia di Finanza, cioè il Gruppo che indaga sulla criminalità organizzata, ha messo in atto ieri nei confronti della nostra collega Fiorenza Sarzanini.
La Guardia di Finanza si è presentata sia nell’abitazione della giornalista sia sul posto di lavoro, presso la sede di Roma, in assenza della redattrice, che era fuori città per servizio. Nella casa della collega si trovavano la madre e la giovane figlia, del cui computer è stata copiata la memoria, con alcuni amici adolescenti che sono stati tutti identificati; al Corriere è stato perquisito tutto, materiali, archivio, documenti della giornalista, acquisita la rubrica telefonica e poi copiato interamente il contenuto del suo computer, con tutti i files professionali e anche i materiali privati in esso conservati.
L’operazione della Guardia di Finanza, su mandato della magistratura, è avvenuta per l’ipotesi di rivelazione di segreto d’ufficio, a seguito dell’articolo della collega pubblicato l’altro ieri sul Corriere della Sera e nel quale veniva dato conto di un’inchiesta avviata dalla magistratura lombarda: al centro contatti e riunioni fra esponenti della ‘ndrangheta e politici e imprenditori lombardi. E, come scenario, la spartizione degli appalti che saranno assegnati per l’Expo 2015 di Milano.
La perquisizione, così come quella parallela compiuta nei confronti del collega Guido Ruotolo de La Stampa, il quale si è occupato dello stesso argomento, appare un atto grave e una pesante intrusione nel diritto di cronaca, contro il quale sembra essere ormai avviata una campagna il cui scopo evidente è di ingabbiare i giornalisti e la libertà d’informare scrupolosamente i cittadini.
La redazione del Corriere della Sera ha dimostrato nei fatti che i tentativi di intimidirla sono destinati all’insuccesso e, nell’esprimere solidarietà a Fiorenza Sarzanini e a Guido Ruotolo, ribadisce l’impegno a respingere nel lavoro di ogni giorno e nelle sedi competenti ogni attacco al diritto-dovere di raccontare la verità, anche se spiacevole per qualcuno.

Quando alle 6 del mattino perquisirono la casa di Renato Farina per prelevargli il computer nessuno disse niente. Mi chiedo il perché.
Agghiacciante!
Perché gli prelevarono il computer?
Qual era l’accusa?
gm
La storia che sapete.
Fatevi un rifugio che non sia conosciuto nemmeno dalle vostre mogli e dai vostri figli e parenti, lasciate là l’archivio e il computer dove celate le documentazioni, a casa tenete un portatile senza memorizzare alcunché di importante (e dalla proprietà dei files eventualmente spostati o giunti per email cancellate ogni traccia dell’origine e dei mittenti)e in ufficio limitatevi a lasciare solo il corpo degli articoli già pubblicati. Se fate collegamenti tra vostri computer in diversi luoghi (compreso quello segreto), ricordatevi di cancellare le impostazioni di interconnessione ogni qualvolta finite il lavoro: reinseritele quando vi serve, ma non lasciatele memorizzate. E’ una fatica, ma vale la pena. Il resto, biro e papiers.
Sempre un hard disk portatile, da indossare magari sotto il giaccone negli spostamenti.
Guarda un po’ a cosa ci siamo ridotti…. A fare i Carbonari.
Chissà cosa dirà l’on Di Pietro: ” sono solidale con i giornalisti, la colpa però non è dei magistrati, ma delle leggi ambigue e mal fatte”.
Visto che il precedente post è stato censurato, riformulo. Caro Tommaso, non puoi metter sullo stesso piano le perquisizioni a Renato Farina e quelle a Fiorenza Sarzanini e Guido Ruotolo.
Renato Farina era al centro di un’inchiesta per i suoi rapporti con il Sismi che gli sono costati una condanna per favoreggiamento nel caso Abu Omar. Lui stesso ha ammesso di essere stato pagato dal Sismi, motivo per il quale è stato sospeso dall’Ordine dei giornalisti, mentre la procura di Milano, se non ricordo male, ne ha chiesto la radiazione.
Le perquisizioni a Sarzanini e Ruotolo sono invece un’intimidazione vera e propria alla libertà di stampa.
Ieri nuovi episodi, perquisita anche la redazione de l’Espresso e le case di tre giornalisti. Sembra che gli agenti incaricati non indossassero il fez di ordinanza, ed in accordo con i tempi moderni non erano nemmeno dotati di manganelli e fiasche di olio, ricavato da semi di mais, di girasole o di ricino.