Brutta avventura per un gruppo di tifosi del Chievo, che avevano coraggiosamente raggiunto Catania. In tribuna, nello spicchio di curva riservato al Chievo, c’erano due striscioni, North Side ’94 e Milano clivense. I soliti irriducibili, quelli che non mancano mai.
Neanche il tempo di smaltire la delusione per la sconfitta, subito sul pullmino, sulla via del ritorno. La sorpresa è in agguato. Il pullmino riceva l’okay della Questura: «Potete andare, state tranquilli, non serve la scorta, qui non succede niente».
Le ultime parole famose. Poco fuori il centro di Catania, il pullmino è costretto a fermarsi. Un gruppo di ultras etnei, sciarpe, berretti calati, spranghe, li obbliga a scendere. I tifosi del Chievo passano momenti bruttissimi. Gli ultras infrangono i vetri del pullmino, strappano il navigatore satellitare, minacciano i tifosi del Chievo, che non reagiscono, poi passano alle vie di fatto: un’aggressione in piena regola, con cinghiate e botte.
Alla fine il gruppetto di violenti se ne va e i sostenitori gialloblù vanno in questura a denunciare l’accaduto. Per fortuna il pullmino non ha subito danni irreparabili e in serata può ripartire. I tifosi avvertono subito la comitiva del Chievo. Il team manager Pacione è inviperito. «Non è possibile, è una vergogna che dev’essere portata a conoscenza dei media nazionali. Adesso devono finirla, potevano esserci conseguenze gravi e solo per fortuna non è successo.
«I nostri tifosi sono i più bravi d’Italia e devono subire queste violenze», sottolinea ancora il team manager. «Noi denunciamo gli ultras del Catania, perchè non vogliamo essere complici di chi fa dello stadio e dello sport un terreno di violenza e di ricatto. E pensare che la Questura li aveva lasciati partire, dicendo che non ci sarebbero stati pericoli».
Pacione è esplicito: «Siamo stufi, queste sono le cose che fanno male al calcio. Perdere ci sta, l’abbiamo sempre fatto a testa alta e senza recriminare. Ma che tifosi come i nostri rischino la pelle per dei delinquenti, questo no…Non deve passare inosservato». (Tratto da L’Arena di Verona, segnalato da Paolo Martocchia)