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ALDO MORO E PALMIRO TOGLIATTI. SAGGIO E LIBRO DEL PROF. FRANCESCO M. BISCIONE

L’attivissimo professor Francesco M. Biscione, storico di indiscusso livello su scala nazionale, propone due scritti su altrettanti suoi “cavalli di battaglia”: il caso Moro e l’attività politica di Palmiro Togliatti.

Su Storiografia (n. 13/2009) è appena uscito il saggio “Aldo Moro, la solidarietà, la democrazia compiuta”. Nella rivista figurano altri studi su Moro, a cura di Massimo Mastrogregori, Michele Napolitano, Paolo Varvaro.

Per Einaudi è invece in libreria il volume di P. Togliatti, “Corso sugli avversari. Le lezioni sul
fascismo”, a cura di Francesco M. Biscione, 13 E. (in alto la copertina).

Il Corso sugli avversari contiene la prima descrizione del fascismo come regime reazionario di massa, cioè come organizzazione di un consenso diffuso, capillare e partecipato. Esso ha già costituito un riferimento per alcuni studi sulla società di massa durante il fascismo e sui sindacati fascisti; la nuova edizione permette di circostanziare con maggiore precisione l’ambito del discorso di Togliatti. Pur con tutte le sue ambiguità e l’esplicita osservanza alle direttive del Komintern, il corso descrive una tappa decisiva della costruzione politica dell’antifascismo, che maturava proprio attorno al 1934-35, e che avrebbe felicemente innervato la storia d’Italia. Esso costituisce una delle più elevate riflessioni sull’affermarsi dei movimenti di massa, sulle classi dirigenti italiane e sulle possibilità della democrazia in Italia.

1 Comment

  1. Fabrizio Spinella Fabrizio Spinella
    20/04/2010    

    Del “togliattismo”, è bene ricordare la doppiezza, il cinismo, il servaggio allo stalinismo (di cui il “togliattismo” è stato un epifenomeno), l’assoluta indifferenza alla tutela dei diritti individuali e alla vita delle persone (perfino dei “compagni”) in nome del Partito. Togliatti ha interpretato una filosofia politica assolutamente spietata, per la quale ogni mezzo, anche il più scellerato, era utile al fine perseguito del dominio comunista. Una riprova? Eccola, con la documentazione contenuta nel libro “Compagni di rispetto – Comunisti e sistema di potere in Sicilia” (Roma, 1990), di F. D. Caridi
    «Ruggero Greco, membro della Direzione nazionale comunista e rappresentante in Italia della GPU (la polizia segreta stalinista), fce approvare nel 1926, alla Conferenza Agraria Meridionale di Bari, la tesi favorevole ad un rapporto del PCI con la mafia sconfitta dal Fascismo: “Dev’essere favorito lo spostamento delle masse di bassi mafiosi di origine contadina, nonché lo spostamento della pccola mafia di funzionari e della mafia dei piccoli borghesi verso il proletariato rivoluzionario”. Questa stretegia venne confernata dal PCI dopo l’invasione anglo-americana e la caduta del Governo fascista. A Palermo, il 24 giugno del 1944, il settimanale La Voce Comunista propugnò l’attuazione della tesi elaborata da Grieco. “Allora il PCI svolse in Sicilia opera diretta a imbrgliare la mafia, nel suo complesso, e ad allearsi con essa”, testimoniò Montalbano [Giuseppe, docente di procedura penale e deputato comunista all’Assemblea Costituente e all’Assemblea Regionale Siciliana, numero due al vertice regionale del PCI fino al 1958, quando si dimise definitivamente dal partito]. Quando Montalbano si rivolse personalmente a Palmiro Togliatti, nel 1945, per chiedere un’azione del partito “energica e senza il minimo opportunismo” contro la mafia rinascente, il Segretaro gli rispose: “Lascia correre…”. E l’11 aprile del 1947, Togliatti, parlando ai dirigenti delle Federazione comunista di Messina, dopo aver criticato Benito Mussolini quale responsabile delle “misure del prefetto Mori” contro la mafia, rimproverò Montalbano per la sua “eccessiva reazione nei confronti di tutti coloro che, nella prima ed anche nella seconda metà del 1945, parlavano il linguaggio separatista”».
    L’antifascismo di Togliatti, come”innervò felicemente la storia d’Italia” al tempo del patto Molotov-Ribbentrop? E la tesi sempliciotta sul fascismo quale “regime reazionario di massa”, quanto è stata smentita dalla storiografia più avveduta? Del resto, in un libro di prossima uscita, con lettere inedite di Prezzolini, lo stesso giornalista Caridi ricorda che «nel 1974, Prezzolini, recensendo l’Intervista sull’Antifascismo del comunista Giorgio Amendola, figlio del liberale Giovanni antico amico del direttore de La Voce, annota con soddisfazione che anche lui respinge la “rozza spiegazione classista che si vuol far passare del Fascismo considerato esclusivamente come strumento del grande capitalismo”» .

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