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Fuori Mastellarini, giornalista disdice l'abbonamento a L'espresso

Riceviamo e pubblichiamo dal dottor Paolo Martocchia, giornalista
Al direttore de “L’espresso” (letterealdirettore@espressoedit.it)
Gentile Direttore,

dopo aver appreso con dispiacere dell’estromissione di Gabriele Mastellarini da L’Espresso (G.Mas. era uno dei pochi che si facevano leggere sulla rubrica “Riservato”), mi preme comunicarLe che non rinnoverò l’abbonamento. Per il gruppo editoriale, sono sicuro, non ci saranno problemi di alcun genere. Però, quel che è accaduto a Gabriele è come se fosse accaduto anche a me, freelance da sempre, senza tutele, sottopagato e (da sempre) sfruttato.

Pura illusione fare il giornalista; vivere in questo mondo “ovattato” comporta sacrifici immani, con un bastimento carico di umiliazioni, giorno per giorno, per portare a casa un borderò degno di tal nome.

Al collega Mastellarini, non è bastato farsi le ossa in tutti questi anni di gavetta, proprio come chi scrive (regolarmente iscritto all’Inpgi2); non sono bastate lauree, master e titoli “sul campo”, con collaborazioni “coordinate e continuative” (ora a progetto), dalla metà degli anni ’90 in poi, per una miriade di quotidiani, locali e nazionali.

Vale la pena parlarne? No, sicuramente, tanto nessuno ti ascolta. Ma forse il nemico di Mast ascolterà.

E potrà leggere la mia chiosa: Mr. X hai sconfitto anche me, mi arrendo ad un sogno che era divenuto realtà: quella di guardare la sigla di un mio collega su “L’Espresso”. Non il mio, attenzione. Perché da oggi chiudo il pc e mi trovo un altro lavoro.

Cordiali saluti

Dr. Paolo Martocchia
giornalista
Pescara

4 Comments

  1. ernesto guerrini ernesto guerrini
    20/06/2008    

    poveracci, ed adesso come fanno?

    era l’unico abbonato!!!!

  2. 20/06/2008    

    caro Guerrini, un abbonato che se ne va e’ come un figlio che scappa di casa
    gm

  3. Domenica Domenica
    21/06/2008    

    Vedete a che cosa si è ridotto il mestiere? A ragionare su se stessi, quando un tempo invece si pensava agli altri. E se capitava la stagione sfigata, il giornalista non si lamentava, anzi, nascondeva le difficoltà per non far godere gli invidiosi.

  4. paolo paolo
    28/06/2008    

    Senta gentile Domenica: io non so se lei conosce il mestiere del freelance. Per cui prima di parlarle dei nostri tanti problemi desidererei saperlo (se lei vuole). Inoltre: io non ragiono su me stesso, ma penso anche agli altri. Ergo: quando ho più pezzi da proporre, vado in soccorso di altri (bravi)
    colleghi che non hanno gli spazi che mi sono conquistato in tutti questi anni. Qui non si tratta più di una stagione sfigata: sono tutte le stagioni sfigate, per cui siamo (sono) costretti a fare altro…per quanto attiene i giornalisti invidiosi, sapevo dell’egocentrismo che pervade la categoria, ma non immaginavo di questo masochismo.

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