di Tommaso Farina
Una delle frasi più citate da Marco Travaglio, e ripetuta da chi lo segue o cerca di imitarlo (impresa ardua, perché anche i nemici più convinti non possono non accreditare al Nostro capacità giornalistiche e mnemoniche che ben pochi colleghi riescono a vantare) è quella secondo cui un giornalista dovrebbe essere “Cane da guardia del potere”. Ora: a parte il fatto che un sacco di giornalisti, lungi dall’essere cani da guardia, si limitano ad essere cani tout court, il mio cervello ingenuo ha un sussulto.
Io, nella mia ingenuità, fin da bambino, ho sempre pensato che un giornalista dovesse dare notizie. Fare informazione. Se poi fa il cane da guardia del potere, ancora meglio. Ma la custodia canina dev’essere un mezzo, non un fine.
Egregio Farina,
la citazione sarebbe “cani da guardia della democrazia”.
E’ un lapsus freudiano, il suo, confondere potere con democrazia ?
saluti
cane da guardia del potere o della democrazia non cambia: l’importante è darte le notizie, nella loro completezza, così da non fare gli interessi di qualcuno in danno di qualcun altro.
Esattamente quello che fa MT.
MT che fa l’esegesi delle sentenze d’assoluzione per dimostrare, stralciando alcuni passaggi della motivazione e sottacendone altri, la colpevolezza, al netto di fumosi cavilli, del suo bersaglio del momento, si guarda bene, solo per fare un facilissimo esempio, da radiografare le sentenze d’assoluzione dell’ex magistrato, attualmente onorevole e suo sodale! Ci sarebbe forse qualcosa da dire, o no?
@pc: Certo. Io però l’ho citato come appare su molti libri di Travaglio. Ne La Scomparsa dei fatti la citazione è riportata così. Anzi, per completezza, “Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto”. Comunque il senso era evidente, bene o male il concetto è quello.
Il senso non è lo stesso. Il cane da guardia protegge il padrone. La frase “Il giornalismo è il cane da guardia del potere” significa pertanto che i giornalisti sono schierati a protezione dei potenti, mentre la versione corretta è che lo sono, o dovrebbero essere, per la democrazia. La differenza non è da poco.
ha ragione il sig. cerutti gino (lo chiamavan drago, gli amici al bar del ciambellino dicevan che era un mago).
gm
Però in realtà chi ha pronunciato quella frase la intendeva nel medesimo senso. Cane da guardia del potere come cane che lo tiene a bada, pronto all’occorrenza a morderlo. Mi permetto di condividere almeno il 50% dell’equivoco con Travaglio.
Scusi Mastellarini, questa proprio non la capisco! Viene dall’inglese watchdog ed è usato proprio in riferimento ai giornalisti che fanno da “cani da guardia” del potere e che sono pronti ad “abbaiare” di fronte alle malefatte dei potenti di turno. Ma questo non devo insegnarglielo io, è una delle prime cose che spiegano in una scuola di giornalismo. Si può criticare Travaglio in milioni di modi, ma questa veramente mi sembra una stupidaggine.
1) Il post è mio, non di Mastellarini.
2) Non ho criticato Travaglio.
Comunque, il senso del watchdog è esattamente quello che hai rimarcato.
1)Il post è tuo, ma presumo che a pubblicarlo sia stato Mastellarini. Se non fosse così mi scuso per essermi riferita a lui. Cambierebbe solo il nome.
2)Io non la leggo con accezione positiva… e siccome questo blog è cresciuto grazie alle critiche a Travaglio (alcune anche valide altre meno a mio parere), citarlo in questo caso mi suona strano. Un pretesto.
Nessun pretesto, nessuna dietrologia.
Prendo atto.
Caro Tommaso,
proprio perchè nemmeno io credo che le capacità mnemoniche facciano difetto a quello del bavaglino, ritengo che certe sue improvvise amnesie siano proprio volontarie.
Saluti
@Tommaso Farina,
ok scusa, pensavo fosse la citazione originale americana.
Allora è forse Travaglio che confonde potere con democrazia.
Devo leggere i post con maggiore attenzione.