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GIOVANARDI SHOCK: “FU UNA BOMBA A FAR PRECIPITARE IL DC9 A USTICA, NON I FRANCESI COME SOSTENNE COSSIGA”

di Gabriele Mastellarini per www.dituttounblog.com

Nel trentennale della strage di Ustica, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi dichiara ufficialmente a nome del Governo in carica che: “Il dipartimento per l’informazione e la sicurezza, sentita l’agenzia informazioni sicurezza interna ed esterna (i servizi segreti, ndr) ha confermato che dai compendi archivistici dell’agenzia non sono emersi riscontri in merito alle asserite comunicazioni rese al senatore Cossiga e all’onorevole Amato in ordine alle responsabilità francesi sul disastro aereo di Ustica. L’onorevole Amato, all’epoca sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha negato che i vertici del Sismi lo abbiano mai informato circa la presunta responsabilità dei francesi nella strage di Ustica, avendo avuto viceversa dall’ammiraglio Martini una indicazione sulla prevalenza dell’ipotesi che l’aereo fosse precipitato a causa di una bomba”.

Giovanardi ha depositato l’importante intervento presso gli uffici della Camera dei Deputati lo scorso 8 settembre, in risposta a un’interrogazione parlamentare che prendeva come presupposto le dichiarazioni rilasciate il 19 febbraio 2008 e successivamente ribadite nel 2009 dallo scomparso senatore Cossiga, secondo la quale lo stesso e l’onorevole Amato furono informati dal Sismi in ordine alle responsabilità francesi sul disastro di Ustica.

“L’interrogazione – riferisce Giovanardi- nasce dalle dichiarazioni del senatore Cossiga rilasciate a Sky Tg 24 durante un’intervista (agenzia Adnkronos del 19 febbraio 2008). Ma proprio le medesime dichiarazioni, sono state poi smentite dallo stesso senatore (agenzia Ansa del 3 giugno 2009), spiegandone le motivazioni nel libro «Fotti il potere» a sua firma.
L’onorevole Amato, all’epoca sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha negato che i vertici del Sismi lo abbiano mai informato circa la presunta responsabilità dei francesi nella strage di Ustica, avendo avuto viceversa dall’ammiraglio Martini una indicazione sulla prevalenza dell’ipotesi che l’aereo fosse precipitato a causa di una bomba”, ha concluso Giovanardi.

4 Comments

  1. Braccili Braccili
    11/09/2010    

    Sei un cavallo di razza .

  2. 12/09/2010    

    Nessun altro giornalista ha notato questo fatto, è stupefacente. Meno male che in giro ne rimane almeno uno capace di fare il suo lavoro

  3. marzio marzio
    12/09/2010    

    Se Giovanardi afferma questo state sicuri che la verita’ e’ di sicuro l’incontrario, di sicuro e’ stato un missile aria-aria ad abbattere il DC9,rimane al massimo solo da disquisire e il missile fù veramente francese, od americano.

  4. Fabrizio Spinella Fabrizio Spinella
    13/09/2010    

    Rileggo: «Il dipartimento per l’informazione e la sicurezza, sentita l’agenzia informazioni sicurezza interna ed esterna, ha confermato che dai compendi archivistici dell’agenzia non sono emersi riscontri in merito alle asserite comunicazioni rese al senatore Cossiga e all’onorevole Amato in ordine alle responsabilità francesi sul disastro aereo di Ustica».
    Una risposta del sottosegretario Giovanardi che non conferma né smentisce, non chiarisce né oscura.
    Cossiga e Amato, prima dicono, poi ritrattano. Voce dal sen fuggita, poi richiamar non vale… I Servizi di sicurezza devono mentire (od omettere) per ragione di Stato (di Stati).
    La questione implica diversi fattori: diplomatico, politico, militare, giudiziario, assicurativo. Se si accertasse che qualcuno (i caccia francesi, i caccia della NATO?) ha cercato di uccidere Gheddafi in volo per Tripoli, si aprirebbero contenziosi a non finire, proprio adesso che il leader libico si sta comportando da saggio investitore immettendo ingenti risorse finanziare del suo Paese nel business italiano ed europeo.
    Un atto di guerra si compì nel cielo sopra Ustica. Il nostro Governo dell’epoca salvò Gheddafi da un attentato, avvertendolo e facendogli cambiare piani di volo. L’aereo della compagnia italiana si trovò in mezzo ad uno scontro tra caccia libici e caccia francesi o della NATO, mentre i nostri stavano a guardare. Nella storia di cui immaginiamo le fasi, giocò un ruolo l’imprevedibilità: ovvero, il destino.
    Nel 2030 o nel 2050, aperti archivi e testamenti a futura memoria, forse si saprà la verità. Il tempo attenuerà il dolore privato e l’indignazione pubblica. Si vedrà. Per adesso contentiamoci del buon Giovanardi. E dei sospetti.

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