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ESCLUSIVO. IL CRISTO DI MICHELANGELO SPARITO A NEW YORK (CUSTODITO DA UN EX PIDUISTA) E LA STATUA “GEMELLA” SOTTO INCHIESTA IN ITALIA. CON FOTO INEDITE

di Gabriele Mastellarini per www.dituttounblog.com

Nostro inviato a New York

Due crocifissi in legno della stessa altezza, meno di 42 centimetri, entrambi iscrivibili in un cerchio (ma solo uno ha l’ombelico come centro!), entrambi attribuiti a Michelangelo Buonarroti. Uno dichiarato autentico, acquistato dallo Stato italiano per più di 3 milioni di euro ma subito bollato a patacca dai maggiori esperti di storia dell’arte, con la stampa di tutto il mondo a rincarare la dose: “Is it a Michelangelo?” si chiedeva, ironico, il “New York Times”.

«UNA SCOPERTA UNIVERSALE»

Tutt’altro genere di commenti sull’altro crocifisso “gemello”. Monsignor Rino Fisichella, uno dei cardinali più in vista alla corte di Papa Ratzinger, lo definì: «Una grande scoperta che, mi sembra, debba esser fatta conoscere non solo nell’ambito accademico-scientifico, ma a livello il più possibile universale». Lo scrive nero su bianco in un documento – finora inedito – del 31 marzo 2008, nella sua duplice veste di vescovo ausiliare di Roma e di Rettore della Pontificia Università Lateranense. Spunta anche una foto dell’alto prelato, immortalato mentre stringe tra le mani il cofanetto con quella splendida statuetta sotto gli occhi attenti del proprietario dell’epoca, tale Angelo Boccardelli, poeta e pittore di scarso curriculum, conosciuto in Vaticano per essere stato il segretario di Giacomo Maria Ugolini, potente ambasciatore della Repubblica di San Marino in Egitto e a Gerusalemme.

Il nome dell’ambasciatore Ugolini era balzato agli onori delle cronache nazionali già nel 2003, quando acquistò “Villa Sara” lussuosa residenza di Sofia Loren e Carlo Ponti nel comune laziale di Marino che ospitò un trionfale ricevimento in occasione dell’Oscar vinto da Sofia con “La ciociara”. Lo stesso Ugolini, è opportuno rimarcarlo, era il capo della massoneria di San Marino e con la sua morte avvenuta il 5 gennaio 2006 ha lasciato un vuoto incolmabile nella piccola Repubblica del Titano, dove era ritenuto una delle personalità più importanti e influenti. Passato a miglior vita, ha devoluto i suoi immobili e una serie infinita di opere d’arte, compreso “Il Cristo” di Michelangelo, a una fondazione gestita dal suo segretario, proprio quell’Angelo Boccardelli, romano oggi 60enne, che in molti sostengono essere stato anche il suo amante o, forse, il figlio che l’ultraottantenne ambasciatore avrebbe voluto.

Il potente ambasciatore sammarinese era un appassionato di arte con un debole per Michelangelo. Nella sua collezione privata venne persino trovato un disegno attribuito a Buonarroti: uno schema per la decorazione della Cappella Sistina esposto per la prima e forse unica volta nel 2008 a Illegio (Udine) in una mostra dal titolo “Genesi – Il mistero delle origini”. Ad inaugurare l’esposizione c’era anche Heinrich Pfeiffer, padre gesuita e professore ordinario di storia dell’arte cristiana all’Università Gregoriana, uno dei più autorevoli conoscitori al mondo delle opere di Michelangelo (il suo ultimo libro è “La Sistina svelata. Iconografia di un capolavoro”, sulla Cappella Sistina e “Il Giudizio Universale” affrescato dal Buonarroti).
Anche Padre Pfeiffer aveva visto quel Cristo che Boccardelli si portava in giro per il mondo in una valigetta nera. Non credette ai suoi occhi: «Rimasi folgorato, un’opera perfetta che solo Michelangelo poteva realizzare».

“IL CODICE MICHELANGELO”

Una statuetta ritenuta «perfetta» e di valore «universale», perché nasconde il “codice Michelangelo”, la pietra angolare di tutta la produzione artistica del Buonarroti. Quel crocifisso era di proprietà del Patriarca Greco – Melkita -Cattolico di Gerusalemme, Sua Beatitudine Maximus Quinto, che il 18 settembre 1979 lo affidò a Ugolini affinché lo portasse a Firenze, per farlo esaminare dall’Opificio delle pietre dure, l’apposita struttura del Ministero dei Beni Culturali deputata a stabilire l’autenticità di una scultura. La perizia venne effettuata dall’allora Soprintendente Umberto Baldini, ora scomparso. Nella sua relazione il professor Baldini constatò la perfezione dell’opera di epoca rinascimentale, spiegando che «solo un grande artista avrebbe potuto scolpirla».

Quel Cristo rispetta tutti i dettami dell’uomo di Vitruvio: “Il corpo umano ha un centro che corrisponde all’ombelico e questa figura si deve realizzare ponendo un uomo supino su una superficie e facendo in modo di tracciare un cerchio con un compasso puntato in corrispondenza dell’ombelico. Il risultato sarà quello che la circonferenza toccherà tangenzialmente le estremità delle mani e dei piedi”. Oltre a questo dogma, la preziosa statuetta è fatta secondo le proporzioni del “numero d’oro” (Phi), un valore decimale infinito (inizia per 1,618), ritenuto “il numero dell’armonia universale” e della “divina proporzione”. Del “numero d’oro” si è occupato anche Dan Brown nel suo “codice Da Vinci”.

Ma non basta. Quello stesso crocifisso rispecchia anche il pensiero Cristologico del Cardinale Nicola Cusano, morto nel 1464 e ritenuto una delle menti più illuminate nella storia della Chiesa. «Egli è centro e circonferenza. E’ come quella sfera infinita il cui centro è dappertutto. La circonferenza in ogni luogo», sosteneva Cusano riferendosi all’Altissimo. Una massima applicata perfettamente: da un qualsiasi punto del crocifisso è possibile tracciare un cerchio perfetto. C’è dell’altro. Il ligneo segue anche i dettami della Tetraktis pitagorica, esprimendo il numero 10 attraverso una disposizione geometrica.

IL CRISTO SPARITO TRA N’DRANGHETA E MASSONERIA

Ma dov’è finita quella scultura “magica”? «Forse Boccardelli ha temuto che il crocifisso gli venisse sottratto da Cosimo Di Virgiglio, uomo della N’drangheta vicino alla cosca Molè – spiega il sostituto procuratore antimafia di Reggio Calabria, Roberto Di Palma. Sembra – continua il magistrato – che l’opera sia stata portata a San Marino, anche noi la stiamo cercando». E mentre la direzione antimafia continua a scandagliare, dagli Stati Uniti d’America ecco alzarsi la voce di Giorgio Hugo Balestrieri: doppia cittadinanza italiana e statunitense, uomo della Cia, esperto di antiterrorismo e presidente eletto del Rotary Club di New York. Balestrieri, ex ufficiale di marina militare («ero in corso con l’ammiraglio Bruno Branciforte», ricorda) in Italia è noto per aver fatto parte della Loggia P2 di Licio Gelli, con tessera numero 907, mentre a San Marino lo ricordano come braccio destro di Angelo Boccardelli, nonché presidente e tesoriere della Fondazione dedicata al defunto ambasciatore Ugolini, ora finita in liquidazione. «Il Cristo sta dove dico io – dichiara Balestrieri, alludendo a un caveau di qualche banca americana o a una cassaforte della quale custodisce gelosamente le chiavi – e sono pronto a riportarlo in Italia a patto che finisca in un museo nella Repubblica di San Marino, come era nelle volontà di Ugolini».
Balestrieri non dice se e quando tornerà nel Belpaese, dove è attualmente ricercato quale unico irreperibile nell’ambito dell’operazione “Maestro”, conclusa a dicembre scorso dalla Procura antimafia di Reggio Calabria con 27 persone finite in carcere, compreso lo stesso Angelo Boccardelli, con l’accusa di associazione mafiosa e importazione illecita di prodotti cinesi, fatti passare per il porto di Gioia Tauro. Secondo l’accusa, parte dei profitti veniva utilizzata per acquistare immobili e attività alberghiere. Tra questi anche l’hotel “Villa Vecchia” di Monte Porzio Catone (Roma), struttura di lusso con un centinaio di suite, sala congressi e due ristoranti. Anche “Villa Vecchia”, ora sotto sequestro della Procura, rientrava nel patrimonio dell’ambasciatore Ugolini ed era finita a Boccardelli e da questi ceduta (sembra dietro pressanti minacce di morte) a una società facente capo a Cosimo Virgiglio, imprenditore arrestato perché ritenuto contiguo alla N’drangheta, attualmente “pentito” e sottoposto a programma di protezione.

«La N’drangheta voleva prendersi tutto, ma puntava principalmente al Cristo di Michelangelo – dice ancora Balestrieri da New York. Quando Virgiglio prese il possesso dell’hotel “Villa Vecchia” chiese di avere anche il Cristo – racconta l’ex piduista – e gli fu risposto che la scultura lignea era stata a suo tempo assicurata per 40 milioni di dollari e che per lasciarla a “Villa Vecchia” si doveva metterla in sicurezza. In effetti, notava Virgiglio “la scultura valeva il doppio dell’albergo”».

Il crocifisso “magico” era atteso in Vaticano il 31 marzo dello scorso anno nell’aula Pio XI dell’Università Lateranense, alla presenza di Monsignor Rino Fisichella, dei professori universitari Heinrich Pfeiffer e Antonio Cavallaro e del Ministro Mauro Morri della Repubblica di San Marino. Ma, all’ultimo istante, Giorgio Hugo Balestrieri gli fece cambiar rotta all’insaputa di tutti. «Lunedì 30 marzo alla Lateranense ricevono delle velate minacce sulla sicurezza del Cristo che doveva essere esposto l’indomani – scrive Balestrieri nel suo memoriale – così quando il Ministro Morri arriva con un aereo personale a Roma è senza la scultura lignea che avevo deciso di non far venire, adducendo un guasto tecnico all’aeromobile che ne aveva ritardato la partenza e quindi la mancata coincidenza con l’aereo personale di Morri». Così, invece di far bella mostra al convegno in Laterano, la statuetta parte dal caveau di una banca di San Marino per volare oltreoceano e finire sottochiave a disposizione del presidente del Rotary di New York. «Sono pronto a rientrare in Italia con il crocifisso in mano – riprende Balestrieri – affiancato dai miei avvocati Francesco Ciabattoni e Fabrizio De Silvestri. Voglio collaborare con i magistrati antimafia, purché mi diano protezione. La statuetta sarà messa a disposizione degli studiosi in un’apposita struttura a San Marino». Il 67 enne italo-americano vuole tornare in Toscana nella sua Castiglioncello per riabbracciare la figlia e i nipoti e far vedere loro il Cristo di Michelangelo che tutti stanno cercando in giro per il mondo, dai criminali della N’drangheta fino agli agenti dell’Antimafia.

IL VERO E IL (PRESUNTO) “FALSO”

Ah dimenticavamo. C’è anche l’altro crocifisso “gemello” ritenuto falso. Comprato nel 2008 dallo Stato italiano su ordine del Ministro alla Cultura, Sandro Bondi. L’opera, dichiarata di “interesse storico artistico particolarmente importante” il 4 ottobre 2004 con un decreto del direttore regionale per i beni culturali della Toscana, professor Antonio Paolucci (già direttore dei Musei Vaticani), venne pagata 3,2 milioni di euro a un gallerista di Torino. Appresa la notizia, la comunità degli esperti insorse. «Di Michelangelo non c’è niente, neppure la scuola. Siamo di fronte a un bravo intagliatore e ai suoi compagni di bottega di fine Quattrocento», aveva dichiarato Paola Barocchi docente emerito alla Normale di Pisa, secondo cui la scultura «difficilmente ha un valore superiore ai 100 mila euro». Con lei anche altri affermati esperti come Francesco Caglioti che si era già rifiutato di acquistarlo per il museo di “Casa Buonarroti” («Non ha la qualità né lo stile di Michelangelo») e ancora: Stella Rudolph, Mina Gregori, Alessandro Nova, Claudio Pizzorusso, Margarit Lisner, James Beck, Maurizia Migliorini, Tommaso Montanari e altri professori. Nei giorni scorsi anche il critico Vittorio Sgarbi ha ammesso che quel crocifisso non può considerarsi un Michelangelo, sostenendo di aver avvertito Bondi «di non acquistarlo». Anche l’opposizione non fa sconti. «I dubbi espressi sulla paternità dell’opera fanno dire che il prezzo pagato è irrisorio qualora si trattasse di un vero Michelangelo, viceversa eccessivo se si è di fronte a un’opera di bottega», è il parere della deputata del Pd Manuela Ghizzoni che aveva chiesto chiarimenti ufficiali. «Il Ministro si sarebbe dovuto muovere con la massima cautela nell’acquisto, anche a fronte delle esigue risorse disponibili», conclude la Ghizzoni.

CHI SBAGLIA PAGA?

Sulla compravendita dell’opera contestata indagano ora due Procure (Roma e Torino) e la Corte dei Conti con un fascicolo aperto dal Procuratore Regionale del Lazio e viceprocuratore Generale, Salvatore Sfrecola che, da noi interpellato, ha spiegato: «Il procedimento è in fase avanzata di istruttoria. Nei giorni scorsi è pervenuto un nuovo rapporto del Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, cui sono state demandate le indagini. Ne valuterò il contenuto per verificare se gli accertamenti compiuti su mia indicazione siano esaustivi: accertamenti relativi all’attribuzione dell’opera a Michelangelo e alla congruità del prezzo di acquisto». Se venisse confermata la non autenticità e si stimasse un valore inferiore, tutti i soggetti pubblici coinvolti saranno chiamati a rifondere l’Erario di tasca propria. Il magistrato contabile può valutare anche un’ulteriore condanna a risarcire il danno all’immagine dello Stato, considerando la brutta figura planetaria fatta dall’Italia in questa assurda vicenda. Ma c’è dell’altro.

Il crocifisso ritenuto “farlocco” è atteso da mesi al Museo del Bargello di Firenze dove è stata allestita un’apposita stanza nella cappella al primo piano. «Lo aspettiamo ma non abbiamo notizie», spiegano dal centralino. «Attualmente è in restauro, forse sarà esposto settembre», replicano dalla Soprintendenza.

Davvero una strana storia questa dei due crocifissi di Michelangelo: uno, probabilmente vero, sul quale aveva messo gli occhi la N’drangheta e ora finito a New York nelle mani di un ex piduista ricercato dall’Antimafia, l’altro, presunto falso, pagato a peso d’oro con i soldi dei contribuenti e già dimenticato da tutti.

3 Comments

  1. Fabrizio Spinella Fabrizio Spinella
    21/09/2010    

    Interessante. La vicenda avrebbe suscitato le osservazioni spietate di Federico Zeri.

  2. pierluigi massimo puglisi pierluigi massimo puglisi
    12/02/2011    

    Scusi mastellarini, ho dimenticato nella mail precedente di darle l’indirizzo del nostro sito, eosarte.eu – Ho aggiunto in fondo al secondo articolo di Bechis questo commento:

    Il nostro commento (PLP):

    Ma cos’è, un noir a puntate? Hitler, P2, San Marino, gli Usa, monsignori, ambasciatori, mafie varie, intrighi, soldi, botte, minacce… E Berlusconi non è venuto?

    La storia di Bechis/Mastellarini, intanto sputtana il primo crocifisso, ricostruendone l’acquisto da parte dello stato in modo un po’ fantasioso, ma così avvalorando la tesi dell’esistenza del secondo, “quello buono”. Ma – ammesso che il primo sia falso – se fosse falso anche il secondo? Faccelo vedè, faccelo toccà, gli direbbero a Roma. Le foto sono visibili, ma insomma, personalmente, a colpo, non mi pare…Ma dove sono i vari Barocchi, Montanari, Caglioti etc??? Sono loro gli specialisti, o no?

    E tutto porta a dire tre cose. Primo: lo stato non compri l’arte, continui a pretenderla in regalo. Secondo: casomai comprate l’arte contemporanea. Terzo: fatevi un viaggio e lasciate perdere l’arte.

  3. 12/02/2011    

    il link al sito di Pierluigi Massimo Puglisi: http://www.eosarte.eu/?p=13964

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  1. Il “Codice Michelangelo” – Dopo sei mesi diventa un argomento interessante per Libero e Tg1 | dituttounblog.com - Un blog senza padroni on 14/02/2011 at 6:25 am

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