Misura 40,3 centimetri esatti da vertice a vertice, 29,6 cm dalla testa ai piedi. Parliamo ancora del crocifisso attribuito a Michelangelo, ora sparito nel nulla e al quale tutti (dalla ‘Ndrangheta all’Antimafia) danno la caccia. Appena un centimetro in meno dell’altro crocifisso “gemello”, acquistato per 3,2 milioni di euro dallo Stato italiano, sul quale pende un’inchiesta per danno erariale della Corte dei Conti, che ha incaricato un nucleo specializzato dei Carabinieri affinché valuti la corretta attribuzione al Buonarroti e stimi l’esatto valore.
Ma non è di questa storia che vogliamo (ri)parlare, ma di due nuovi documenti esclusivi che possiamo pubblicare: un expertise dell’architetto Giancarlo Seno, soprintendente aggiunto per i Beni Ambientali e Architettonici del Lazio e una superperizia del professor Attilio Galluzzi, uno dei più accreditati restauratori italiani.
L’architetto Seno ha tracciato un perfetto disegno del Cristo (cosiddetta “tavola di rilievo”), indicandone nel dettaglio misure e proporzioni. Disegno che pubblichiamo in esclusiva all’inizio di questo articolo. Ma leggiamo il suo expertise.
“L’oggetto in esame risulta alto dalla testa ai piedi ml. 0,296 (mentre 40,3 cm. è l’altezza complessiva della scultura, ndr) e trattandosi di corpo umano le misure parziali di detto corpo ne sono sottomultipli in perfetta proporzione anatomica come risulta dalla tavola di rilievo allegata. Da un qualsiasi “Dizionario tecnico” (…) si riscontra che il “piede” unità fondamentale delle misure lineari presso l’arte classica romana è l’unica fra tutte le misure elencate che corrisponde a ml 0,296. Questa misura è conseguenzialmente l’unità lineare del Rinascimento (…) Tutte le misure di rilievo sono state eseguite con tolleranza millesimale. (…) La materia prima è il legno, molto probabilmente di albero da frutto, ciliegio, pero, ecc. Il tronco fu tagliato da mano esperta e probabilmente la forma originale a “forcella” ha ispirato l’artefice cimentandolo a ricavarne dall’asta il corpo e dai rebbii le braccia, ottenendo così uno dei rarissimi oggetti di questa specie IN UN SOLO PEZZO, rarissimo appunto in quanto tale. (…)
Quanto poi sia difficile e quale immensa capacità di esecuzione, di esperienza, di conoscenza anatomica di rapporti modulari occorra per eseguire un’OPERA di tal guisa, basta leggere il capitolo XIIII della “Introduzione alle tre arti” de “Le Vite” di Giorgio Vasari (biografo di Michelangelo, ndr). L’immensa capacità dell’Artista che ha eseguito quest’opera non è tanto la dovizia dei particolari come: gli occhi, i denti, la bocca, le unghie sia delle mani che dei piedi, le vene delle braccia, i capelli sulla nuca sudati, le arcate sopraccigliari, la corda del drappo, QUANTO LA PERFETTA CONOSCENZA DELL’ANATOMIA CON LA “A” MAIUSCOLA, la padronanza assoluta della subbia, della sgorbia e della lima di cui si vede l’unica traccia sui lombi sopra il perizoma, LA PERFETTA DESCRIZIONE DELL’IMMAGINE DEL CRISTO MORENTE, OVVERO L’ICONOLOGIA CHE FA TRASUDARE L’ANIMA SENSIBILE DEL “GRANDE ARTISTA” IN QUESTA MINUTA “GRANDE OPERA”.(…)
La perfetta conoscenza dei Vangeli, forse anche gli Apocrifi, la si nota nei quattro fori dei quattro chiodi. Ma la vera sintesi di questo “UOMO IN CROCE”, che ancora vive e sente vicino a sé l’umanità per la quale è venuto e che vorrebbe perdonare e far perdonare dal Padre, che sta implorando, si intravede nelle dita che, se pur contratte dai chiodi, sono in posizione benedicente per perdonare anche il “GRANDE ARTISTA” che sta osando riprodurlo NON come “un Cristo”, ma come “IL CRISTO”.
Fin qui l’architetto Giancarlo Seno gia’ soprintendente del Ministero Beni Culturali italiano. Ma merita di essere menzionata anche la perizia (anch’essa esclusiva per i nostri lettori) del prof. Attilio Galluzzi, restauratore di fama internazionale. “Solo l’originalità della forma drammaticamente composta, la materia quasi viva del Crocefisso amorosamente modellata, il tutto non disgiunto dall’ammirazione per un’opera di così elevato valore artistico suggeriscono un nome: “MICHELANGELO”. (g.mast.)


