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VERSIONE INTEGRALE DELLE DUE PERIZIE SUL “VERO” CRISTO DI MICHELANGELO

 

L’EXPERTISE DEL SOPRINTENDENTE, ARCH. GIANCARLO SENO

CONSIDERAZIONI GENERALI

1) METRO DI MISURA O PIU’ PROPRIAMENTE UNITA’ DI MISURA

L’oggetto in esame risulta alto dalla testa ai piedi ml. 0,296 (Tutte le misure di rilievo sono state eseguite con tolleranza millesimale, nota del perito, arch. Giancarlo Seno) e, trattandosi di un corpo umano, le misure parziali di tutte le parti di detto corpo ne sono sottomultipli in perfetta proporzione anatomica come risulta dalla tavola di rilievo allegata.

Da un qualsiasi “Dizionario Tecnico” (cfr. ad esempio il “Dizionario Tecnico dell’Architetto e dell’Ingegnere Civile ed Agronomo” edito nel 1887 risultano le “unità di misura italiane” prima che fosse adottato il “sistema metrico decimale” (pagg. 94-95 c.c.) e si riscontra che il “PIEDE”, unità fondamentale delle misure lineari presso l’arte classica romana è l’unica fra tutte le misure elencate che corrisponde a ml. 0,296 (pag. 96 c.c.).

Questa misura è conseguenzialmente l’Unità Lineare del Rinascimento che se ne appropria studiando, rilevando, ricopiando per i suoi Artisti, Architetti, Scultori e Pittori, le opere dell’arte pagana (cfr. descrizione del “Dizionario” alla voce “Rinascimento”, pag. 291 c.c.).
Pertanto l’oggetto, avendo come unità di misura lineare il “Piede Classico Romano” può ascriversi al XVI secolo.

2) RAPPORTI

I rapporti, sia anatomici che architettonici del Cinquecento, fondando la loro misura sull’arte classica ed usando il “PIEDE” = ml. 0,296, costruisco, eseguono, progettano secondo questa unità di misura; infatti il “mattone” misura un “piede” per mezzo “piede” ed è il “MODULO” di tutte le Grammatiche degli Ordini secondo diversi Trattatisti, da Palladio al Vignola, che si ispirano a Vitruvio Pollione.
Infatti, sia la COLONNA è in rapporto di sette volte e mezzo d’altezza rispetto al diametro, sia il CORPO UMANO, o più verosilmente l’una prende i rapporti dell’altro.
Il presente oggetto è esattamente in questi rapporti, la testa 7,5 volte nel corpo, come chiaramente risulta nella tavola di rilievo allegata.

3) ASPETTI GENERALI NELLA FATTURA

La materia prima è il legno, molto probabilmente di albero da frutto: ciliegio, pero, ecc.
Il tronco fu tagliato da mano esperta e probabilmente la forma originale a “forcella” ha ispirato l’artefice cimentandolo a ricavarne dall’asta il CORPO e dai rebbii le BRACCIA, ottenendo così uno dei rarissimi oggetti di questa specie in un SOLO PEZZO, rarissimo appunto in quanto tale.

L’unico pezzo aggiunto era la piccola porzione, a drappo pendente, del perizoma sul fianco destro, andata perduta.
Si rammenta e si insiste con l’osservazione di detto oggetto, affinché TENGA SEMPRE PRESENTE il fatto che esso è scolpito in tale materia prima, e perché preso dall’euforia del bell’insieme non abbia a credere che sia plasmato in argilla o materia più duttile.
Quanto poi sia difficile e quale immensa capacità di esecuzione, d’esperienza, di conoscenza anatomica, di rapporti modulari occorra per eseguire un’”OPERA” in tal guisa, basta leggere il Capitolo XIIII della “INTRODUZIONE ALLE TRE ARTI” de “LE VITE” di Giorgio Vasari, intitolato: “Come si conducono le figure di legno e che legno sia buono a farle”. (Cfr. copie allegate pagg. 112 – 113 – 114 Vol. I Edizione Istituto Geografico De Agostini – Novara – Testo dell’Edizione Giuntina delle Vite del 1568).

L’immensa capacità dell’Artista che ha eseguito quest’opera non è tanto la dovizia dei particolari COME: gli occhi, i denti, la bocca, le unghie sia delle mani che dei piedi, le vene delle braccia, i capelli sulla nuca sudati, le arcate sopracciliari, la corda del drappo; QUANTO: la perfetta conoscenza dell’Anatomia con la A maiuscola, la padronanza assoluta della subbia, della sgorbia e della lima di cui si vede l’unica traccia sui lombi sopra il perizoma, la perfetta descrizione dell’immagine del Cristo morente, ovvero l’iconologia, che fa trasudare l’anima sensibile del “Grande Artista” in questa minuta “Grande Opera”.

4) CARATTERISTICHE PARTICOLARI

Il taglio degli occhi con denunciata l’emicirconferenza del sacco lacrimale, ricorda le statue classiche greche e le copie romane, mentre le pupille rivolte al cielo, implorano il Padre; il profilo è un profilo di beltà classica con naso romano in volto asimmetrico sofferente, con la bocca aperta e par di vedere la lingua nella parte inferiore, che prima di spirare sussurra tra gli incisivi separati: “Eloi, Eloi, lamma subacthani !”.

Tutti i muscoli del corpo contratti, l’addome tonico senza il vuoto del diaframma è ancora palpitante come il sangue nelle vene, che Gli permette ancora di implorare il Padre. Inoltre la mancanza della ferita nel costato conferma che si tratta dell’”EREZIONE DELLA CROCE”.

Nulla si può dire della corona di spine, in quanto mancano sulla fronte le tracce delle ferite, come non vi sono tracce della flagellazione; può essere un rispetto al Sacro Corpo per devozione dell’Artista, o per poterLo incoronare con l’alea di una aureola probabilmente in metallo prezioso, come denuncia il foro inclinato sulla nuca, la cui traccia indica in ortogonale un piano (…incomprensibile…) come si riscontra sovente nelle opere del Cinquecento.

La perfetta conoscenza dei Vangeli, forse anche gli Apocrifi, la si nota nei quattro fori dei quattro chiodi.

Ma la vera sintesi di questo “UOMO IN CROCE”, che ancora vive e sente vicino a sé l’umanità per la quale è venuto e che vorrebbe perdonare e far perdonare dal Padre, che sta implorando, si intravede nelle dita che, se pur contratte dai chiodi, sono in posizione benedicente, per perdonare anche il “Grande Artista” che sta osando riprodurlo NON come “un Cristo”, ma come “IL CRISTO”.

Seno Dott. Arch. Giancarlo
Soprintendente Aggiunto alle Soprintendenze per i Beni Ambientali ed Architettonici – Ministero Beni Culturali Italiano

Vera la firma apposta in mia presenza dal Dr. Arch. Seno Giancarlo, nato a Roma il 24 luglio 1933, ivi residente, via Carlo Conti Rossini n. 26, della cui identità personale io Notaio sono certo, nonché le tre firme intercalate.
Roma, lì otto ottobre millenovecentosettantanove

Prof. Antonio Califano – Coadiutore Notaio – Studio Notarile Varcasia, Via di Santa Costanza, 21 – Roma

IL PARERE DEL RESTAURATORE, PROF. ATTILIO GALLUZZI

La scultura rappresentante il “CRISTO MORENTE”, realizzata in legno di ciliegio è un esempio di grande composta drammaticità raggiunta attraverso l’armonia del modellato e la architettura della figura: le braccia si innalzano protendendosi verso l’Altissimo, il corpo è dolorosamente abbandonato, lievemente sorretto dalle gambe ravvicinate; il tutto contenuto in una forma affusolata di ineffabile bellezza.

Sia pure nelle sue ridotte dimensioni e nella particolarità della materia, vivificata da una calda colorazione naturale, la scultura richiama subito alla mente i caratteri di alcune opere di Michelangelo.

Non è però agevole raffrontare una piccola opera con grandi sculture in pietra, ma osservando certi elementi, quali il viso del Cristo, il modellato del ventre, l’arco del costato, la sottigliezza delle gambe, la corda che regge il perizoma, il pensiero corre naturalmente alla “Pietà di Palestrina”, a quella di “San Pietro in Vaticano”, al “Prigione” del Louvre.

“Io intendo per scultura quella che si fa per forza di levare!”. Quale esempio più evidente e quale prova più concreta di tale affermazione del Buonarroti, se si pensa che la forma viva del Cristo è uscita in un sol pezzo dal tronco stagionato di un albero, senza aggiunta di parti staccate, quali le braccia, come in genere accadeva quando venivano modellati dei Crocefissi?

Inoltre l’Artista ha in questo caso dimostrato di volersi liberare dei canoni della schiacciante tradizione, con il rappresentare il Redentore crocefisso, diversamente da quanto fino al Rinascimento era stato rispettato, arbitrio che solo un grande spirito poteva permettersi.

E’ indubbio che chi ha scolpito questa nobile figura sia un Artista nel più alto senso della parola, il quale forse ha inteso testimoniare come si possa raggiungere la monumentalità della forma e la forza dello spirito in un’opera di così piccole dimensioni.

Alcune domande sorgono ora spontanee: si tratta forse della trascrizione di un’opera giovanile sconosciuta del “grande fiorentino”, oppure della prova di estrosità dell’artista che ha voluto cimentarsi in un campo tecnico a lui quasi estraneo, per esprimere in un linguaggio nuovo il tormento delle sue lotte interiori?

Non è facile rispondere in proposito in quanto mancano documenti probatori di questa opera specifica: solo l’originalità della forma drammaticamente composta, la materia quasi viva del Crocefisso amorosamente modellata, il tutto non disgiunto dall’ammirazione per un’opera di così elevato valore artistico, suggeriscono un nome: “MICHELANGELO”.

Prof. Attilio Galluzzi
Restauratore
Via Gallia n. 95 – Roma

Vera la firma apposta dal Prof. ATTILIO GALLUZZI, nato a Montepulciano il 19 giugno 1914, residente in Roma, via Gallia n. 95, in calce all’atto che precede ed a margine della pagina 5, della cui identità personale io Notaio sono certo.
Roma, lì dodici ottobre millenovecentosettantanove

Prof. Antonio Califano – Coadiutore Notaio – Studio Notarile Varcasia, Via di Santa Costanza, 21 – Roma

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